Autore: Massimiliano

  • Aspettare la nebbia

    Aspettare la nebbia

    Questa foto l’ho aspettata tre mattine. La prima non c’era nebbia, la seconda c’era troppa, la terza è arrivata quella giusta: bassa, dorata, con il sole che filtrava da dietro gli alberi e i cervi che uscivano dal bosco come se sapessero di essere in scena.

    Non c’è un trucco. C’è una sveglia alle cinque, un thermos, una macchina fotografica su cavalletto e la disponibilità a tornare a casa senza niente. Le foto di natura funzionano così: la luce decide, tu ti fai trovare pronto.

    Cosa ho usato

    Teleobiettivo 200 mm, ISO 400, 1/500 di secondo a f/4. Esposizione un po’ sottoesposta per tenere il colore del cielo: le silhouette le voglio nere, non grigie.

  • Un mercato sull’acqua

    Un mercato sull’acqua

    Reportage significa stare in mezzo e non farsi notare. In un mercato galleggiante non è semplice: sei su una barca, tutti sono su una barca, e la barca si muove. Ho lavorato con un 35 mm, senza cambiare obiettivo per due ore, e ho smesso di preoccuparmi dell’orizzonte dritto.

    La foto che preferisco è quella dall’alto: le ceste, i colori, le mani che passano merce da una barca all’altra. L’ho scattata da un ponte, aspettando che la fila di barche si allineasse sotto di me.

    Il resto della serie è nel portfolio, sezione reportage.

  • Lunga esposizione, poca attrezzatura

    Lunga esposizione, poca attrezzatura

    Mi chiedono spesso quale filtro uso per le cascate. La risposta è: un filtro ND a dieci stop, un cavalletto stabile e un telecomando. Il resto è calcolo. Se senza filtro l’esposizione corretta è 1/60, con dieci stop diventa circa quindici secondi.

    Tre errori che ho fatto tutti

    • Cavalletto sulle pietre bagnate: si muove. Cercare il terreno asciutto, sempre.
    • Mirino aperto durante lo scatto: entra luce da dietro. Chiuderlo o coprirlo.
    • Messa a fuoco con il filtro montato: non ci si vede. Mettere a fuoco prima, poi montare il filtro.

    L’acqua diventa seta, le rocce restano nitide. Vale la pena della fatica.

  • Il bianco è un colore

    Il bianco è un colore

    Fotografare un interno bianco è più difficile di quanto sembri: l’esposimetro vuole farlo grigio. Va sovraesposto di uno stop, a volte uno e mezzo, e va controllato l’istogramma perché il bianco non diventi bruciato. Poi, in sviluppo, si lavora sui bianchi e non sull’esposizione generale.

    Questa rotonda l’ho fotografata alle undici del mattino con la luce che scendeva dal lucernario. Nessuna luce aggiunta: solo attesa che passassero le persone e un grandangolo tenuto perfettamente in bolla, perché nelle architetture le linee storte si vedono tutte.